Era il 2010 e il gruppo decise di organizzare almeno un'escursione di due giorni con pernottamento in rifugio. L'idea fu accolta con entusiasmo da tutti: trascorrere due giorni in montagna, condividere la cena, dormire in quota e ripartire l'indomani per una nuova escursione ci sembrava un'esperienza bella e stimolante.
Eravamo però completamente ignari delle traversie che ci aspettavano.
Non sapevamo, infatti, che all'interno del gruppo si nascondessero tre grandi amanti dell'opera lirica, i quali si dedicavano alla loro passione... esclusivamente nelle ore notturne.
Avevamo prenotato al Rifugio Orto di Donna, dove arrivammo nel tardo pomeriggio dopo una lunga e faticosa escursione partita da Equi Terme.
Il tempo di fare una doccia e ci ritrovammo subito a rilassarci al sole del tramonto, in attesa della cena.
Le ore successive trascorsero all'insegna della spensieratezza e della goliardia, ovviamente accompagnate da qualche bicchiere di buon Chianti.
Arrivò finalmente il momento di andare a dormire. L'indomani ci aspettava un'altra escursione e avevamo assolutamente bisogno di recuperare le energie con una buona dormita.
Una buona dormita...???
...credo che nel rifugio abbiano dormito soltanto quelli che erano nelle tende all'aperto.

Noi eravamo sistemati in una camerata tutta per noi, con i classici letti a castello.
Dopo pochi minuti di assoluta quiete iniziò la tempesta.
O, per essere più precisi, il concerto.
I tre protagonisti — I Do Cusin e il Zop — quasi si fossero messi d'accordo, attaccarono contemporaneamente una sinfonia di russate con un livello sonoro mai udito prima, ben oltre la soglia di rumore sopportabile da un essere umano.
Nella foto accanto è immortalato uno dei Tre Tenori durante uno dei suoi memorabili assoli.
Provammo qualsiasi espediente per interrompere quello strazio.
La piuma sotto il naso. I colpetti nei fianchi. Qualche gomitata "accidentale". Niente.
La loro opera lirica era ormai iniziata e nessuno dei tre aveva la minima intenzione di interromperla.
A quel punto, stanchi e rassegnati, ci infilammo la testa sotto il cuscino nel disperato tentativo di riuscire a prendere sonno.
Erano circa le quattro del mattino.
I Tre Tenori erano all'incirca a metà della loro rappresentazione quando la loro performance iniziò a essere accompagnata da altri suoni.
Sembravano strumenti a fiato.
Ci volle ben poco per capire da dove provenissero.
Ancora oggi ci chiediamo quanta aria possa riuscire a immagazzinare il corpo umano.
Noi, ormai distrutti, speravamo almeno di riuscire a dormire quell'ultima ora prima della colazione quando ci accorgemmo che l'aria nella stanza stava lentamente diventando... irrespirabile.
Un odore devastante aveva ormai invaso tutta la camerata.
Sentimmo PeVeccio ansimare.
Facemmo appena in tempo a tirarlo giù dal letto a castello e ad accompagnarlo vicino alla finestra per farlo riprendere.
Alcuni di noi corsero in bagno colti da improvvisi conati di vomito.
Gli altri scapparono direttamente fuori dal rifugio.
Gli ultimi minuti della notte li trascorremmo seduti su una panchina, al freddo, aspettando che arrivasse l'ora della colazione.
Ma ormai la nottata era passata.
Eravamo sopravvissuti.
E ci aspettava ancora un'altra escursione.

Naturalmente i tre interessati hanno sempre respinto ogni accusa, dichiarandole completamente infondate.
Noi, però, per evitare che un simile episodio potesse ripetersi, provvedemmo ad aggiornare immediatamente lo Statuto di ApuaneApe.
Fu così introdotto il celebre articolo 937, che obbliga i Tre PeTenori a dormire sempre insieme e rigorosamente separati dal resto del gruppo.
Qualora ciò non fosse possibile, entra automaticamente in vigore il successivo articolo 938, che obbliga tutti gli altri partecipanti alle escursioni di due giorni a dotarsi dell'accessorio raffigurato nella foto accanto.
La maschera antigas.
Da allora nessuno ha più osato mettere in discussione l'utilità di quell'articolo dello Statuto.
