Sette giorni e sei notti. Tanto è durata questa splendida avventura, affrontata con entusiasmo, determinazione e, come sempre, con il giusto spirito di compagnia.
Percorrere questa antica via è stata un'esperienza che ci ha ripagato di ogni fatica. I chilometri macinati, i dislivelli affrontati e qualche inevitabile momento di stanchezza sono passati in secondo piano davanti al piacere di camminare immersi nella storia e nella bellezza dei luoghi attraversati.
La spedizione era composta da quattro irriducibili: PeCustode, PePresidente, PeSegretario e PeCross.
Il PeCustode si è occupato della logistica, incarico che ha interpretato secondo una sua personalissima visione: individuare con estrema precisione i luoghi dove fermarsi a mangiare. Del resto, per lui, questo non è un semplice dettaglio organizzativo, ma una necessità di primaria importanza... quasi una questione di sopravvivenza.
Il PePresidente, invece, ha assunto il delicato ruolo di responsabile del benessere fisico e psicologico della squadra, cercando di mantenere alto il morale anche nei momenti più impegnativi del cammino.
Infine, il PeSegretario, affiancato dal suo fidato assistente PeCross, ha curato la pianificazione e la gestione del percorso, con l'obiettivo di evitare inutili deviazioni... o almeno di limitarle il più possibile.
Alla fine si è rivelata una squadra perfettamente affiatata, dove ognuno ha svolto il proprio compito con impegno e competenza. Una collaborazione che, tra una risata, qualche inevitabile discussione e molte ore di cammino, si è dimostrata la vera chiave del successo di questa indimenticabile avventura.

Primo giorno
Dal Palazzo Ducale di Modena (30 m s.l.m.) a Puianello (410 m s.l.m.)
Dettagli del percorso: 27,2 km – D+ 410 m – D- 10 m – quota minima 30 m (Modena) – quota massima 410 m (Puianello) – asfalto 40% (prevalentemente piste ciclabili) – sterrato 60%.
L'avventura inizia... o almeno avrebbe dovuto iniziare senza intoppi.
Partiamo da Massa in treno con destinazione Modena. Era stato pianificato tutto nei minimi dettagli: orari, coincidenze e tempi di percorrenza. Il programma prevedeva l'arrivo a Modena entro le dieci del mattino, ma la realtà, come spesso accade, aveva altri progetti.
Un problema tecnico al treno ci regala subito un'ora di ritardo e, come se non bastasse, il PePresidente decide di aggiungere un po' di suspense alla giornata, riuscendo a perdersi nella stazione di Bologna. Dopo qualche minuto di comprensibile agitazione lo ritroviamo mentre vaga tra i vari piani con lo sguardo smarrito di un cane impaurito, alla ricerca del binario... o forse semplicemente del resto della compagnia.
Finalmente arriviamo a Modena, ben consapevoli che il ritardo accumulato ci obbligherà ad affrontare una delle tappe più lunghe in poche ore.
La Via Vandelli prende il via proprio dal maestoso Palazzo Ducale Estense, in Piazza Roma. Attraversiamo il centro storico di Modena passando da Piazza Grande, dal Duomo e dalla Torre Ghirlandina, per poi raggiungere la ciclabile Modena–Vignola. Successivamente deviamo sul percorso natura del torrente Tiepido, che ci accompagna fino a Torre Maina. Da lì iniziano le prime colline modenesi, che lentamente ci conducono al Santuario di Puianello, termine ufficiale della prima tappa.
Per noi, però, la giornata non è ancora finita.
L'agriturismo La Bizantina, dove passeremo la notte, si trova infatti circa cinque chilometri oltre Puianello. Un piccolo dettaglio che, dopo quasi trenta chilometri di cammino, assume improvvisamente dimensioni decisamente più importanti.
Quando finalmente raggiungiamo la meta siamo stanchi, provati, ma anche immensamente soddisfatti. La nostra avventura sulla Via Vandelli è davvero iniziata.
La lunghezza complessiva dell'itinerario è di 175 chilometri.
Centosettantacinque come i cerotti che il PeSegretario finirà per applicarsi ai piedi, dopo aver avuto la brillante idea di affrontare la Via Vandelli con un paio di scarponi che sembravano avere almeno... 175 anni.
Centosettantacinque come le soste necessarie per medicarlo.
Centosettantacinque come gli incoraggiamenti dispensati dal PePresidente, sempre pronto a ripetere: «Dai, manca poco...», anche quando mancavano ancora parecchi chilometri.
E, soprattutto, centosettantacinque come le volte in cui il PeSegretario è riuscito, con assoluta costanza e dedizione, a... rompere bonariamente le scatole al resto della compagnia.
Ma, in fondo, anche questo fa parte della Via Vandelli. E senza queste piccole "tradizioni", il cammino non avrebbe avuto lo stesso sapore.
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Secondo giorno
Da Puianello (410 m s.l.m.) a Pavullo nel Frignano (700 m s.l.m.)
Dettagli del percorso: 25,1 km – D+ 850 m – D- 615 m – quota minima 410 m (Puianello) – quota massima 770 m (Ca' Bosi) – asfalto 56% (prevalentemente strade comunali) – sterrato 44%.
Questa seconda tappa prosegue l'attraversamento delle prime colline modenesi, regalando paesaggi molto diversi tra loro. Lungo il cammino si incontrano i caratteristici vulcani di fango, i suggestivi calanchi e splendidi punti panoramici che si affacciano sulle valli del Tiepido e del Panaro.
È anche una tappa ricca di storia. Qui, infatti, la Via Vandelli del 1739, partita da Modena, si ricongiunge con la Via Vandelli del 1751, che ha origine dal Palazzo Ducale di Sassuolo e passa per Serramazzoni. Da questo punto i due itinerari proseguono insieme fino a raggiungere il Palazzo Ducale e il Parco Ducale di Pavullo, termine della giornata.
La notte trascorsa all'agriturismo La Bizantina è stata davvero rigenerante. Probabilmente la stanchezza accumulata durante la prima tappa ha fatto la sua parte, perché, dopo una buona cena e il tempo di gustare un sigaro, l'unico desiderio comune era quello di raggiungere il letto.
Su questo argomento, però, il PeCross merita una menzione speciale.
Ha stabilito un nuovo record assoluto nella velocità di addormentamento. Non appena ha sollevato le lenzuola, la sua fase R.E.M. era già iniziata. Nessun ripensamento, nessun rigirarsi nel letto, nessuna ricerca della posizione ideale: un movimento, un respiro... e il PeCross era già in viaggio nel mondo dei sogni.
Se esistesse una disciplina olimpica dedicata all'addormentarsi, possiamo affermare con assoluta certezza che il PeCross sarebbe uno dei principali candidati alla medaglia d'oro. Del resto, dopo una giornata passata sulla Via Vandelli, anche dormire diventa una prova di efficienza... e lui l'ha superata con largo anticipo su tutti gli altri.
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Terzo giorno
Da Pavullo nel Frignano (700 m s.l.m.) a La Santona (1.200 m s.l.m.)
Dettagli del percorso: 24,9 km – D+ 975 m – D- 490 m – quota minima 610 m (Rio Giordano) – quota massima 1.210 m (Serra della Luminaria) – asfalto 40% (ciclabili e strade comunali) – sterrato 60% (sentieri CAI).
La terza tappa continua ad attraversare le splendide colline modenesi, regalando un perfetto equilibrio tra natura, storia e paesaggi. Da Pavullo il percorso conduce verso alcuni dei luoghi più significativi dell'Appennino modenese: il suggestivo Castello di Montecuccolo, il borgo medievale di Monzone, antiche strade panoramiche e sentieri che portano fino allo storico Ponte d'Ercole, conosciuto anche come Ponte del Diavolo. Attraversato il paese di Lama Mocogno, l'itinerario prosegue fino a raggiungere La Santona, meta della giornata.
Questa mattina l'umore è alle stelle. Abbiamo dormito in una dependance poco distante dall'albergo dove viene servita la colazione e il riposo ha fatto decisamente bene a tutti. I proprietari si rivelano persone davvero originali e simpatiche, contribuendo a rendere ancora più piacevole l'inizio della giornata.
Anche il meteo continua a essere dalla nostra parte: cielo limpido e temperatura ideale. Il cammino attraversa grandi aziende agricole e, come sempre, la curiosità prende il sopravvento. Più di una volta ci fermiamo a osservare l'interno delle stalle, scambiando qualche parola con chi lavora in questi luoghi. Il percorso è rilassante e si lascia percorrere con grande piacere.
La vera meta della giornata, però, non è soltanto La Santona.
C'è un luogo che attendiamo di raggiungere con particolare emozione: la piazzola nel bosco dove è custodito il Libro del Viandante. Firmarlo significa lasciare il proprio nome lungo la Via Vandelli e, soprattutto, certificare di aver raggiunto la metà del cammino.
È un momento semplice, ma ricco di significato.
Proprio lì incontriamo un gruppo di ragazzi emiliani che stanno percorrendo un tratto dell'antica Via Vandelli. Nasce subito una piacevole conversazione fatta di racconti, esperienze e consigli sul percorso. Tra loro c'è anche Emilia, che qualche giorno più tardi percorrerà con noi l'ultima tappa del viaggio.
Naturalmente non poteva mancare un ricordo di quel momento: abbiamo anche un video che immortala la firma del Libro del Viandante.
Per vederlo è sufficiente cliccare sul link riportato qui sotto.
Nel primo pomeriggio arriviamo finalmente a La Santona, una località che in passato rappresentava una rinomata meta turistica dell'Appennino. Oggi conserva ancora il suo fascino, anche se si percepisce chiaramente un certo declino rispetto ai tempi migliori.
Dei due grandi alberghi che un tempo accoglievano i villeggianti ne è rimasto soltanto uno, l'Albergo Conca d'Oro, dove trascorreremo la notte.
Il rituale di fine giornata è ormai consolidato.
Prima una meritata doccia, poi l'immancabile medicazione ai piedi del PeSegretario, che continua stoicamente la sua personale battaglia contro gli scarponi "d'epoca". Terminata l'operazione chirurgica, possiamo finalmente dedicarci a ciò che davvero conta: un meritatissimo spritz, gustato in totale relax, mentre commentiamo la tappa appena conclusa.
Poi arriva la cena, abbondante e decisamente all'altezza delle aspettative.
Domani ci aspettano altri chilometri, ma per questa sera la Via Vandelli può attendere.
Link per vedere il video dell libro del Viandante
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Quarto giorno
Da La Santona (1.160 m s.l.m.) a San Pellegrino in Alpe (1.500 m s.l.m.)
Dettagli del percorso: 25,8 km – D+ 870 m – D- 515 m – quota minima 1.160 m (La Santona) – quota massima 1.620 m (Passo del Lagadello) – asfalto 15% (piccole strade comunali) – sterrato 85% (fondo originale lastricato, sterrato e sentieri CAI).
Con la quarta tappa entriamo finalmente nel cuore della Via Vandelli. Da questo punto in avanti il cammino segue quasi interamente il tracciato originale progettato dall'abate Domenico Vandelli, percorrendo quella stessa strada che, quasi tre secoli fa, collegava Modena alla Toscana.
È una delle giornate più affascinanti dell'intero itinerario. Lungo il percorso si incontrano luoghi ricchi di storia e di fascino, come le Capanne Celtiche, La Fabbrica – l'antica osteria voluta da Vandelli e costruita nel punto più ricco d'acqua del percorso – e il Passo del Lagadello, con i suoi 1.620 metri, il punto più alto della Via Vandelli e confine naturale tra Emilia-Romagna e Toscana.
Partiamo da La Santona accompagnati da una giornata semplicemente perfetta. Il cielo è terso e la temperatura è ideale per camminare.
Naturalmente il PeCustode non tradisce le sue abitudini. Prima della partenza provvede a farsi preparare i panini per il pranzo. Il menù è rigorosamente quello di sempre: prosciutto cotto e formaggio.
Ormai abbiamo rinunciato da tempo a suggerirgli qualche variante. Sarebbe una battaglia persa in partenza. Sul contenuto del panino il PeCustode è granitico: non accetta modifiche e non ammette compromessi.
Davanti a noi domina la scena il Monte Cimone. Da questa prospettiva sembra lontanissimo, quasi irraggiungibile. Eppure sappiamo che, passo dopo passo, a fine giornata ce lo ritroveremo alle spalle. Sarà il segnale che ci stiamo avvicinando sempre di più alle nostre montagne e che l'aria di casa comincerà a farsi sentire.
Il percorso scorre piacevolmente. Raggiungiamo Passo Cento Croci e attraversiamo ampi campi già mietuti, dove il paesaggio si apre regalando splendidi panorami. Proseguiamo verso Ca' Guerri, l'antica Posta e la grande Fontana Ducale, testimonianze dell'organizzazione che caratterizzava questa importante via di comunicazione.
Da qui percorriamo lunghi tratti della vecchia Via Vandelli, ancora sorprendentemente ben conservata. La carreggiata, ampia e in molti punti ancora lastricata, permette di immaginare il passaggio di carri, uomini e animali che per secoli hanno utilizzato questa strada.
Finalmente raggiungiamo il Passo del Lagadello. Attraversare il confine tra Emilia-Romagna e Toscana è un momento speciale: lasciamo definitivamente alle spalle l'Emilia ed entriamo nella nostra Toscana, con la sensazione di essere ormai davvero sulla via del ritorno.
Poco dopo arriviamo a San Pellegrino in Alpe, dove ci attende il rifugio.
La struttura è accogliente, ben curata e rappresenta il luogo ideale per recuperare le energie. Nel pomeriggio ci sistemiamo comodamente sulle sdraio all'esterno. Alle nostre spalle il Monte Cimone, davanti agli occhi le Alpi Apuane, ormai ben riconoscibili.
È uno di quei momenti in cui non servono molte parole. Ci si limita a guardare il panorama, respirare profondamente e godersi il silenzio della montagna.
La cena è davvero eccellente e conclude nel migliore dei modi una giornata splendida.
Dopo mangiato proviamo anche a trattenerci all'aperto per ammirare il cielo stellato, ma il tentativo dura ben poco. La temperatura scende rapidamente e il freddo si fa pungente.
Se qualcuno avesse dei dubbi sull'intensità della serata, può chiedere conferma al PePresidente.
Pur di resistere qualche minuto in più all'esterno, è stato persino accusato di aver "preso in prestito" la coperta del cane per scaldarsi.
Non sappiamo se la notizia sia del tutto vera... ma conoscendo il personaggio, nessuno si è sentito di escluderlo del tutto
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Quinto giorno
Da San Pellegrino in Alpe (1.500 m s.l.m.) a Poggio (450 m s.l.m.)
Dettagli del percorso: 25,9 km – D+ 335 m – D- 1.395 m – quota minima 280 m (Castelnuovo di Garfagnana) – quota massima 1.500 m (San Pellegrino in Alpe) – asfalto 52% (piccole strade comunali) – sterrato 48% (sentieri CAI e strade sterrate).
La quinta tappa segna il definitivo ritorno in Toscana. Da San Pellegrino in Alpe, con lo sguardo rivolto verso le Alpi Apuane, si attraversa il confine regionale per entrare nella provincia di Lucca e nella splendida Garfagnana.
È una tappa ricca di luoghi suggestivi: si attraversano i piccoli borghi di Campori e Pieve Fosciana, si raggiunge la splendida Castelnuovo di Garfagnana, dominata dalla celebre Rocca Ariostesca, si costeggia il lago di Pontecosi con il suo caratteristico ponte e, dopo aver attraversato il ponte ferroviario della Villetta, si conclude la giornata in località Poggio.
Anche questa mattina il tempo è dalla nostra parte.
Ma la sensazione più bella non è il cielo sereno o la temperatura perfetta. È vedere la catena delle Alpi Apuane illuminata dai primi raggi del sole.
Ormai è davvero aria di casa.
Lasciamo il Rifugio Pradaccio, dove abbiamo trascorso una piacevolissima serata. Si è mangiato bene, abbiamo dormito altrettanto bene e anche la colazione si è rivelata all'altezza della situazione. I gestori ci hanno accolto con una cordialità sincera, facendoci sentire come se fossimo ospiti di vecchi amici.
Dopo pochi minuti siamo già nel piccolo borgo di San Pellegrino in Alpe. Una breve visita, qualche fotografia e riprendiamo il cammino.
La lunga discesa ci accompagna lentamente verso la Garfagnana, tra boschi, piccoli paesi e splendidi scorci sulle montagne.
Raggiungiamo il lago di Pontecosi, uno degli angoli più caratteristici della valle. Il ponte che attraversa il lago, con le sue arcate, ricorda vagamente il celebre Ponte del Diavolo, regalando un panorama davvero suggestivo.
Qui decidiamo di concederci una meritata sosta.
L'obiettivo è semplice: trovare un bar e gustare una birra fresca.
Iniziamo a girare per il paese con crescente speranza... che però si trasforma rapidamente in delusione. Bar chiusi, strade deserte e pochissime persone in giro.
Per un momento abbiamo avuto l'impressione di trovarci in un paese completamente disabitato.
E pensare che quella birra, dopo tutti quei chilometri, ci avrebbe davvero rimesso al mondo.
Nel pomeriggio raggiungiamo finalmente l'Agriturismo Borgo del Sole, a Villetta San Romano.
L'arrivo ci lascia tutti piacevolmente sorpresi.
Il complesso è formato da antiche case coloniche ristrutturate con grande gusto, immerse nel verde della Garfagnana. L'accoglienza è calorosa e ci viene assegnato un ampio appartamento, completamente nuovo e dotato di ogni comfort.
Poi scopriamo la piscina.
A quel punto ogni residuo di fatica sembra scomparire all'istante.
È una tentazione irresistibile e qualcuno inizia già a immaginare il meritato bagno ristoratore.
La serata prosegue in modo un po' diverso dal solito.
Questa volta niente ristorante.
Decidiamo di cucinare noi.
O, per essere più precisi, cucina il PePresidente, mentre gli altri svolgono il delicatissimo compito di controllare che tutto proceda nel migliore dei modi... possibilmente con una bevanda fresca in mano.
Il menù prevede una sostanziosa zuppa di farro, seguita da tonno con pomodori.
Il risultato supera ogni aspettativa.
Le pentole vengono accuratamente ripulite e della cena non rimane assolutamente nulla.
In termini tecnici, possiamo tranquillamente dire che è stata... spazzolata.
Dopo cinque giorni di cammino, una cena preparata in compagnia, in un luogo così bello, ha un sapore ancora più speciale. Domani ci aspetta la penultima tappa, e la Via Vandelli comincia davvero a volgere al termine.
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Sesto giorno
Da Poggio (450 m s.l.m.) a Campaniletti (1.450 m s.l.m.)
Dettagli del percorso: 18,7 km – D+ 1.445 m – D- 460 m – quota minima 420 m (Mulino di Puglianella) – quota massima 1.620 m (Passo della Tambura) – asfalto 48% – sterrato 52% (sentieri CAI e tratti dell'originale selciato della Via Vandelli).
La sesta tappa è, senza dubbio, una delle più spettacolari e impegnative dell'intero cammino.
Dal piccolo borgo di Poggio si percorre quasi integralmente il tracciato originale settecentesco della Via Vandelli, attraversando alcuni dei luoghi più affascinanti della Garfagnana e delle Alpi Apuane.
Il percorso costeggia il Lago di Vagli, nato dopo la costruzione della diga che sommerse l'antico paese di Fabbriche di Careggine, oggi visibile soltanto quando il bacino viene svuotato. Attraversata la diga si raggiunge Vagli di Sopra, da dove inizia la lunga risalita della Valle dell'Arnetola, seguendo l'antica strada delle cave di marmo fino al Passo della Tambura, a 1.620 metri.
È il punto più spettacolare della Via Vandelli: da lassù lo sguardo abbraccia le Alpi Apuane, Massa, il promontorio della Liguria, le isole dell'Arcipelago Toscano e il Mar Tirreno.
Lasciamo il Borgo del Sole di buon mattino.
Il sole illumina ancora la valle, ma le previsioni meteo non sono affatto rassicuranti. Oltre le Apuane è prevista un'allerta per il pomeriggio e sappiamo bene che, in montagna, il tempo può cambiare molto rapidamente.
Per questo motivo decidiamo di accelerare il passo.
Abbandoniamo il piccolo borgo di Poggio e ci dirigiamo verso Vagli di Sotto, attraversando un lunghissimo ponte ferroviario.
È un passaggio davvero suggestivo: sospeso nel vuoto, offre una prospettiva insolita sulla valle e regala uno di quei momenti che rimangono impressi nella memoria.
Raggiungiamo la diga di Vagli proprio mentre il cielo inizia lentamente a cambiare colore. Le prime nuvole fanno capolino sopra le cime e l'atmosfera diventa decisamente più cupa.
A Vagli di Sopra ci concediamo una meritata colazione.
Il cappuccino è semplicemente eccezionale, probabilmente uno dei migliori dell'intero viaggio.
Ne approfittiamo anche per farci preparare i panini che ci accompagneranno durante la salita.
Poi inizia la parte più impegnativa della giornata.
Imbocchiamo la strada di cava che risale la Valle dell'Arnetola. Poco dopo comincia a cadere una leggera pioggia, appena sufficiente a ricordarci che il temporale non è poi così lontano.
Ma ormai il Passo della Tambura è davanti a noi.
Sapere che manca poco a raggiungere uno dei luoghi simbolo della Via Vandelli ci regala un'energia inattesa.
La lunga e ripida salita sembra quasi meno faticosa del previsto.
Passo dopo passo ci avviciniamo al valico, fino a quando, all'improvviso, compare il cippo del passo.
Siamo arrivati.
Ci guardiamo negli occhi e, quasi senza dire una parola, ci abbracciamo.
È un momento di grande emozione.
Dopo quasi una settimana di cammino siamo finalmente sulle nostre montagne. Davanti a noi si apre il mare, alle spalle resta tutto il percorso affrontato nei giorni precedenti.
In quell'abbraccio c'è la soddisfazione, la fatica, la gioia e la consapevolezza di essere ormai a un passo dal traguardo.
Riprendiamo il cammino e raggiungiamo il Rifugio Campaniletti con un paio d'ore di anticipo rispetto all'arrivo del previsto peggioramento.
È una fortuna.
Poco dopo, infatti, si scatena un violento temporale che investe tutta la montagna. Noi lo osserviamo al sicuro dal rifugio, ripensando con un pizzico di soddisfazione alla scelta di essere partiti presto.
La sera l'atmosfera è quella delle grandi occasioni.
Si cena, si ride e si ripercorrono i momenti più belli della settimana.
In fondo lo sentiamo tutti.
Siamo praticamente arrivati.
Ormai siamo a casa.
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Settimo giorno
Da Campaniletti (1.450 m s.l.m.) a Massa (55 m s.l.m.)
Dettagli del percorso: 18,3 km – D+ 465 m – D- 1.845 m – quota minima 70 m (Massa) – quota massima 1.450 m (Campaniletti) – asfalto 55% (piccole strade comunali) – sterrato 45% (selciato settecentesco, sentieri CAI e strade sterrate).
Ed eccoci all'ultima tappa.
Dopo sei giorni di cammino siamo finalmente pronti a percorrere gli ultimi chilometri della Via Vandelli, quelli che ci riporteranno a casa.
Dal Rifugio Campaniletti raggiungiamo la Finestra Vandelli, uno dei punti più suggestivi dell'intero itinerario. Questa caratteristica piazzola panoramica fu voluta dallo stesso Domenico Vandelli e ricavata nella roccia con l'uso delle mine per consentire il passaggio dei carri lungo la nuova strada ducale.
Da qui inizia la spettacolare discesa verso Resceto, seguendo i lunghi tornanti della strada settecentesca. Ancora oggi si possono ammirare gli imponenti muri a secco costruiti per sostenere il tracciato, un'opera straordinaria che testimonia l'ingegno e la determinazione di chi realizzò questa via quasi tre secoli fa.
Da Resceto la Via Vandelli prosegue costeggiando il torrente omonimo, seguendo antiche mulattiere che conducono fino alla città di Massa e al Palazzo Ducale di Piazza Aranci, punto conclusivo dell'itinerario.
Per chi desidera completare simbolicamente il viaggio, il Mar Tirreno dista appena cinque chilometri dal centro cittadino.
La mattina ci regala un'ultima splendida sorpresa.
Il violento temporale della sera precedente ha ripulito completamente il cielo e davanti a noi si apre una giornata luminosa, con un'aria tersa che rende il panorama ancora più spettacolare.
In lontananza compare Massa.
Vederla da quassù suscita un'emozione difficile da descrivere.
Ormai il traguardo è lì, sotto i nostri occhi.
La fatica accumulata nei giorni precedenti sembra scomparire all'improvviso. Le gambe girano da sole e la lunga discesa diventa quasi una piacevole passeggiata.
Raggiungiamo il paese di Resceto, dove non possiamo rinunciare a una sosta nella storica bottega.
Anche questa volta il PeCustode non si lascia cogliere impreparato.
Per il pranzo ci facciamo preparare dei panini con lardo e melanzane sott'olio, un abbinamento semplice ma perfetto per affrontare gli ultimi chilometri.
La pausa pranzo la consumiamo in riva al torrente, nei pressi del paese delle Guadine.
Seduti sulle rocce, con il rumore dell'acqua che accompagna il momento, ci godiamo gli ultimi istanti di tranquillità di questa straordinaria avventura.
Riprendiamo poi il cammino verso Canevara e, seguendo il suggestivo Sentiero delle Miniere, entriamo finalmente nella città di Massa.
Pochi minuti ancora...
Poi compare Piazza Aranci.
Davanti a noi si erge il Palazzo Ducale, lo stesso edificio che, sette giorni prima, avevamo lasciato idealmente alle nostre spalle partendo da Modena.
Il cerchio si è chiuso.
Ci guardiamo con un sorriso, ci stringiamo la mano e, senza bisogno di molte parole, ci rendiamo conto di aver portato a termine qualcosa che ricorderemo per molto tempo.
La Via Vandelli ci ha regalato paesaggi magnifici, storia, fatica, incontri, qualche dolore ai piedi del PeSegretario, gli immancabili panini del PeCustode, le decisioni del PePresidente e la preziosa collaborazione del PeCross.
Ma soprattutto ci ha regalato ciò che conta davvero.
Sette giorni indimenticabili, vissuti passo dopo passo, in compagnia di amici con cui la montagna diventa sempre un luogo speciale.
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